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Cosa fare con l'uva, difficile da coltivare ma ricca di sorprese

Volete sapere cosa fare con l'uva del vostro orto? Se avete ereditato una vecchia pianta, magari d’uva pergola ben ambientata e in grado di resistere a parassiti e maltempo non immaginate che fortuna avete. Infatti l’uva è tra le piante più difficili da gestire nonostante faccia parte della cultura contadina italiana sin dai tempi degli antichi Romani.

Quando si decide di coltivare la vite è bene documentarsi attentamente e cercare i consigli di persone esperte che abitano nella nostra stessa zona. Saranno in grado di dare importanti consigli sulle epoche di potatura e la modalità corretta di taglio della pianta. Ma anche il tipo di intervento da fare per difendere la vite dall’attacco di funghi e altri parassiti può influenzare il sapore dei frutti.

La resa dell’uva da vino cambia notevolmente a seconda delle condizioni climatiche di anno in anno. Per questo motivo si classificano i vini a seconda dell’annata di produzione. Alcune sono più speciali di altre e il sapore del vino può cambiare in maniera decisiva.

Chi ha qualche vite d’uva da tavola, invece può rimanere sorpreso scoprendo quanti sono gli usi cui si presta l’uva. Ve ne sveliamo qualcuno, dai più tradizionali a quelli inconsueti.

Coltivare l’uva nel proprio orto

Per avere una buona resa e riuscire a imbottigliare il proprio vino è necessario possedere un vigneto. Qualche ara di terra con la giusta esposizione è sufficiente per ottenere una produzione controllata e adatta al consumo familiare.

Se si riesce a trovare la giusta combinazione tra varietà di vite e la giusta composizione del terreno, il sapore del vino che si ottiene può essere sorprendente. Del resto, non è un caso che il vino fosse considerato la bevanda sacra degli idei.

L’aiuto dell’enologo se si vuole avviare una produzione di un certo pregio è indispensabile. Solo un esperto è in grado di ponderare tutti gli aspetti che riguardano la buona riuscita di innesti, potature e selezione dei vitigni a seconda delle caratteristiche del terreno.

Anche chi vuole coltivare uva da tavola nell’orto dovrà considerare attentamente alcuni elementi che garantiscono una buona resa della vite e la sua resistenza alle malattie.

La peronospora, un tipo di fungo che provoca la necrosi di sezioni della pianta e in alcuni casi la sua morte, rappresenta il primo nemico. Si tratta di solito con verderame o solfato di rame, un componente ammesso anche nell’agricoltura biologica come mezzo di contrasto all’azione devastante di questo fungo sulla pianta.  

Al posto dello zucchero

Se state pensando di sfruttare le vostre case di legno per realizzare una vigna, sappiate che le potenzialità di sfruttare la produzione sono pressoché infinite.

Chi coltiva uva non ne ha mai abbastanza, la sua dolcezza e il gusto fresco non rischia di stancare prima che sia terminata la produzione della pianta. Ma nel caso ne abbiate in eccesso, vi suggeriamo alcuni usi alternativi alla realizzazione del vino o come dessert di fine pasto.

Chi segue una dieta attenta all’assunzione delle quantità di zucchero o zuccheri in genere, dovrebbe evitare di mangiare uva. Di solito sconsigliata a chi soffre di diabete, l’uva può rappresentare un’ottima alternativa allo zucchero raffinato proprio per questa sua particolare caratteristica.

Si può scegliere di usare l’uva essiccata, l’uva passa, per dolcificare le ricette salate. È perfetta per completare le ricette in agrodolce come le caponate, o i condimenti di verdure e carni. Si può frullare o lasciare intera. La differenza sarà la distribuzione più o meno omogenea del sapore dolce.

Inutile dire che l’uva, secca, fresca o in forma di succo, si può usare in sostituzione totale o parziale dello zucchero nelle ricette dei dolci tradizionali. Basta fare un po’ di prove e trovare il giusto equilibrio in base alle caratteristiche della ricetta e al gusto personale.

Al posto del ghiaccio

Spesso capita di voler mantenere stabile la temperatura di alcuni vini o liquori nel bicchiere. Per continuare a sorseggiarli senza che si surriscaldino una possibile soluzione è aggiungere del ghiaccio. A ragione, gli estimatori inorridiscono di fronte a questa possibilità che finisce con annacquare le bevande. Che si tratti di vini, spumanti o distillati, è possibile aggiungere uno o più acini ghiacciati perché mantengano inalterata la temperatura del calice.

Una soluzione molto raffinata, di classe e che non altera le proprietà e il sapore di quello che si sta bevendo. Persino più elegante dei cubetti di plastica pieni di liquido da refrigerare.

I migliori abbinamenti salati

Da tempo impazzano gli abbinamenti dei formaggi con marmellate e miele. Ma ancora più delicato e piacevole al palato è associare un acino d’uva a un formaggio dal sapore deciso. Al netto del retrogusto stucchevole delle conserve, è possibile esaltare la base grassa del formaggio con il dolce delicato e deciso dell’uva. Che si tratti di uva bianca o nera, il miglior contrasto è quello in un unico boccone. Quindi via agli antipasti a base di cubetti di formaggio e acino d’uva infilzati in un unico stuzzicadenti.

L’uva fragola è la più adatta per fare liquori

L’uva fragola ha un sapore molto caratteristico e aromatico. Fissarlo in un liquore è un’ottima idea per assaporarlo durante l’anno a fine pasto. Ogni tradizione ha la propria ricetta ed è possibile scegliere di lasciare in infusione la sola frutta o aggiungere anche altre spezie e aromi per rendere il liquore più speciale. Anche qui, il nostro consiglio è quello di fare prove e sperimentare senza limiti.

Con le vinacce e le bucce si fa la grappa

Quando si lavora un ingrediente sin dalla notte dei tempi, la cosa più comune è che si affermino le tradizioni e le ricette per lavorarne tutte le parti, per azzerare gli scarti.

È quello che succede con la grappa. Dopo l’estrazione della polpa dalla quale si estrae il succo da far fermentare e che presto diventerà delizioso vino, quello che rimane sono le vinacce. Bucce e semi vengono impiegati per la realizzazione della grappa. L’acquavite d’uva è l’unico distillato che si ricava a partire da un ingrediente solido e non liquido. La tradizione contadina e ricette raffinate e perfezionate nel corso del tempo hanno portato alla creazione del distillato italiano per eccellenza. L’unico limite, però, è che non può essere realizzato in casa con procedimenti casalinghi e richiede l’impiego di specifici distillatori.

Ma anche cosmetici, carta e bioenergia

Non si esaurisce l’elenco di cosa si può fare con l'uva. L’industria oggi sfrutta la nuova tecnologia per azzerare i rifiuti e rendere fruibile ogni parte dell’uva. A partire dai resti di produzione vengono prodotti cosmetici, ma anche carta e quello che non può essere ulteriormente trasformato diventa biomassa e impiegato per la produzione di energia.

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